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CONVEGNO SULLA CONVENZIONE DELLE NAZIONI UNITE SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA'
SALUTO INTRODUTTIVO DEL PRESIDENTE DEL FORUM ITALIANO SULLA DISABILITA', PROF. TOMMASO DANIELE.
Buongiorno a tutti, sono Tommaso Daniele, presidente del Forum Italiano sulla Disabilità, l'organismo che rappresenta l'Italia all'interno del Movimento Europeo della Disabilità, European Disability Forum. Benvenuti al Convegno che ha per oggetto l'esame di alcuni aspetti della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti umani delle persone con disabilità.
Un tema suggestivo, stimolante, di grande attualità, che sta animando il dibattito culturale a livello planetario, perché i contenuti della Convenzione rappresentano una grande speranza di futuro, ma rischiano di rimanere una mera enunciazione di principio senza una adeguata opera di sensibilizzazione nei confronti dei disabili, dei cittadini e soprattutto delle Istituzioni.
Ma prima di dare la parola ai relatori, lasciatemi dire che oggi, 17 settembre, non è un giorno qualsiasi e se non temessi di apparire retorico lo definirei senz'altro storico; in ogni caso senza scomodare la storia possiamo affermare tranquillamente che si tratta di un giorno importante da scrivere a futura memoria sulla pietra del tempo.
Finalmente i disabili italiani, che per anni sono stati "l'un contro l'altro armati" costituendo quella che l'EDF definiva l'anomalia italiana, siedono allo stesso tavolo e organizzano un evento che getterà dei semi importanti per la cultura della disabilità. È ancora poco ma è abbastanza per l'inizio di un percorso che dovrà vederci sempre più uniti e quindi più forti nei confronti delle Istituzioni nazionali e internazionali.
Dunque, un giorno importante da scrivere a futura memoria sulla pietra del tempo: 17 settembre 2009. Un giorno così non può essere sprecato, deve essere utilizzato al massimo per mandare un messaggio chiaro ai disabili italiani per prospettare la necessità di un protagonismo nuovo, fatto di impegno e di responsabilità consapevoli; alla società civile per spiegare che i disabili non chiedono pietà, ma riconoscimento dei propri diritti, soprattutto quello alle pari opportunità; al mondo politico per proporre un patto di collaborazione che in attuazione di un principio "niente su di noi senza di noi" riconosca ai disabili il diritto a partecipare alla programmazione, alla progettazione e alla gestione delle politiche che li riguardano.
Messaggio che muove dalla constatazione dell'esistenza di un grave deficit di democrazia e di partecipazione nel nostro Paese, dovuto alla mancanza di una adeguata cultura dei diritti del cittadino e in particolare del cittadino disabile. Noi oggi qui, vogliamo gettare un sasso nello stagno, nella consapevolezza che occorra una vera e propria rivoluzione copernicana per muovere i primi passi verso una società responsabile e attiva. Un compito di per sé difficile, reso ancora più difficile dalla grave crisi che attanaglia il nostro Paese, l'Europa e l'intero pianeta. Crisi che ha accentuato le insicurezze, le paure e la sfiducia nei confronti del futuro, che ha liberato gli istinti peggiori dell'uomo mandando in frantumi il mito di una società buona e solidale. La "res" sacra di Giovanni Locke ha ceduto il posto a l'"homo homini lupus" di Tommaso Hobbes. Ma il pessimismo non si addice alle organizzazioni dei disabili che proprio nei momenti difficili devono trovare la loro ragione d'essere. Il Forum Italiano sulla Disabilità accetta la sfida e profonderà tutte le sue energie affinché la cultura dei diritti dei disabili esca dal chiuso delle stanze dell'aristocrazia culturale e guadagni gli spazi aperti della cittadinanza attiva fino a diventarne pane quotidiano. Quali sono i diritti da promuovere, da rivendicare, da rendere esigibili? Quelli della nostra civilissima Costituzione, dei tanti fiori all'occhiello del nostro Parlamento, dall'inserimento scolastico a quello lavorativo, dalle barriere architettoniche al nomenclatore tariffario, dalle linee guida sull'assistenza al sistema integrato dei servizi sociali; quelli dello Statuto del Consiglio d'Europa, della sua Convenzione sui diritti umani, della sua Carta sociale; quelli dei Trattati dell'Unione Europea a partire dal Trattato di Amsterdam il cui articolo 13 ha costituito una pietra miliare per le future politiche sulla non discriminazione e il Trattato di Nizza che ha scritto parole chiare in materia di diritti e di libertà fondamentali dell'uomo; quelli dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, la Dichiarazione dell'uomo, i Patti internazionali sui diritti civili e politici, sui diritti economici, culturali e sociali, le Convenzioni sulla non discriminazione, sulla tortura, sul lavoro, sui diritti dell'infanzia, il piano d'azione, le regole standard. Infine quelli della Convenzione sui diritti umani delle persone con disabilità di cui parleremo oggi, frutto dell'impegno unitario del Movimento internazionale dei disabili: mai un Trattato internazionale era stato approvato in così breve tempo. Ma questo enorme successo è solo l'inizio di un cammino che si annuncia lungo e faticoso.
La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti umani delle persone con disabilità avrà grande spazio nel dibattito che si svolgerà nell'ambito della Conferenza Nazionale sulla disabilità che avrà luogo a Torino nei giorni 2 e 3 ottobre. Saranno affrontati temi cruciali per il futuro dei disabili italiani: dalla vita indipendente all'integrazione scolastica e lavorativa, dalla società attiva all'inclusione sociale, dallo stato vegetativo alle malattie mentali, dalle nuove tecnologie agli strumenti di comunicazione braille e lingua dei segni. Questo Convegno costituisce una grande occasione per portare a Torino il punto di vista, il più possibile condiviso, del Forum Italiano sulla Disabilità. Al ministro Maurizio Sacconi a Torino diremo che i disabili italiani sono molto interessati al dialogo con il governo, che le loro organizzazioni, pur nella diversità della loro natura, della loro storia, della loro cultura, hanno interessi comuni: il rispetto della dignità dell'uomo, l'uguaglianza dei diritti. Diremo che condividiamo i contenuti del Libro Bianco e la filosofia che lo anima, che ci convince la prospettiva di una vita buona in una società attiva, prospettiva che passa attraverso un radicale cambiamento delle politiche sociali, dal risarcimento e dalla mera tutela assistenziale alla promozione umana e alle opportunità. In una tale visione trova spazio la centralità della persona, titolare di diritti e di doveri e quella della famiglia considerata una grande risorsa. Gli porremo anche delle domande scomode: le persone non sono tutte uguali e neppure le famiglie; con quali risorse economiche, il signor ministro, pensa di garantire le pari opportunità? I livelli essenziali di assistenza e quelli di assistenza sociale che attendono ancora di essere definiti, vedranno la luce? Gli enti locali saranno in grado di mettere in atto la complessa rete di servizi socio-sanitari fondamentali per la nuova visione del welfare? Quale sarà il ruolo del Terzo Settore nella gestione di tali servizi? Nel Libro Bianco, il ministro ha messo le mani avanti sostenendo che i principali ostacoli alla realizzazione del suo progetto sono il debito pubblico e la denatalità. La mancanza di risorse e di giovani rappresentano un obiettivo freno allo sviluppo; lo stesso ministro, però, è consapevole del fatto che una tavola dei valori e una visione culturale senza un piano d'azione rischia di assomigliare molto ad una favola. La legge di ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti umani delle persone con disabilità prevede la costituzione di un osservatorio che, fra l'altro, ha il compito di formulare un piano d'azione per l'attuazione della Convenzione; nell'osservatorio saranno presenti le associazioni più rappresentative dei disabili. La Conferenza di Torino dovrebbe fornire le linee guida per la formulazione del piano d'azione. L'osservatorio, quando costituito, sarà il luogo ideale per un confronto con il governo per metterlo di fronte alle sue responsabilità, per verificarne la reale volontà, per chiedere, quindi, di passare dalle parole ai fatti. Passare dalle parole ai fatti significa aumentare la spesa sociale adeguandola ai livelli europei, attuare la riforma sul federalismo fiscale per eliminare gli squilibri esistenti tra Nord e Sud nell'erogazione dei servizi attraverso l'utilizzazione del fondo sociale i cui criteri di strutturazione, fra l'altro, devono essere ancora definiti. Rivedere l'entità delle risorse destinate alle leggi 383/2000 e 438/1998; ripristinare tout court il collocamento obbligatorio dei disabili nel pubblico e revocare i facili esoneri ottenuti dai privati; aprire le finestre dei palazzi del governo per far entrare la voce dei pensionati che ormai fanno parte delle nuove povertà, infatti le loro provvidenze economiche, già misere, hanno perduto completamente il loro potere di acquisto. L'elenco potrebbe continuare, ma il tempo non lo consente; lo so che molti dei temi trattati qui vanno oltre la competenza del Forum Italiano sulla Disabilità, ma essi vogliono costituire un utile suggerimento per Fand e Fish. Personalmente ritengo che se dal governo non dovessero arrivare risposte adeguate alle nostre domande, non potremmo chiedere ai disabili italiani di piangersi addosso, non avrebbero neppure qualcuno che asciughi le loro lacrime e neppure di suicidarsi, la Chiesa cattolica lo proibisce; non resta, quindi, che alzare la voce e far sentire forte e chiara la nostra indignazione, nei modi e nei tempi che Fand e Fish, possibilmente insieme, riterranno opportuni".
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